come si calcola rating bancario PMI
- Francesco Nappi
- 10 giu
- Tempo di lettura: 4 min

Categoria: Bancabilità e RatingTipo: Spoke (searchable)Target keyword: come si calcola rating bancario PMIBuyer stage: AwarenessTempo di lettura stimato: 6 minuti
Quando una banca valuta una richiesta di finanziamento, non si affida al giudizio soggettivo del direttore di filiale. Utilizza un modello interno di rating — uno score quantitativo — costruito secondo standard europei precisi. Conoscere come funziona quel modello è il primo passo per poterlo influenzare a proprio favore.
Il quadro normativo: cosa dice l'EBA
Le linee guida EBA LOM (Loan Origination and Monitoring, giugno 2020, applicative dal 2021) hanno ridisegnato in modo sostanziale il processo con cui le banche europee valutano e monitorano il merito creditizio delle imprese.
L'EBA ha imposto agli istituti di adottare un approccio forward-looking: le banche non possono più limitarsi a guardare il bilancio storico. Devono valutare la sostenibilità prospettica del debito, includendo proiezioni finanziarie, analisi dei flussi di cassa attesi e scenari di stress.
Per le PMI questo ha avuto conseguenze concrete:
Il bilancio depositato da solo non basta più
Il piano finanziario prospettico è diventato un documento necessario nelle istruttorie di importo rilevante
Il monitoraggio continuo del merito creditizio è diventato obbligatorio, non solo in fase di concessione
La struttura del rating bancario
Il rating che una banca assegna a un'impresa è il risultato della combinazione di tre componenti:
1. Rating quantitativo (base bilancio)
È la componente principale. Si costruisce sulla riclassificazione del bilancio civilistico in schemi di analisi finanziaria, da cui vengono estratti gli indicatori chiave. Ogni indicatore riceve un punteggio, e il punteggio complessivo determina una classe di rischio preliminare.
Gli indicatori più pesanti nei modelli bancari sono:
Indicatori di redditività
EBITDA Margin (EBITDA / Ricavi netti): misura la capacità di generare margine operativo lordo
ROI (Return on Investment): redditività del capitale investito
ROE (Return on Equity): redditività del patrimonio netto
Indicatori di struttura patrimoniale
Leverage (Debito finanziario netto / Patrimonio netto): misura il grado di indebitamento relativo
Debt Ratio (Totale passività / Totale attività): misura la dipendenza dal debito in assoluto
Copertura delle immobilizzazioni: verifica che le attività a lungo termine siano finanziate con fonti a lungo termine
Indicatori di liquidità
Current Ratio (Attivo corrente / Passivo corrente): deve essere ≥ 1,0 per segnalare equilibrio
Quick Ratio (Attivo corrente - Magazzino / Passivo corrente): versione più conservativa
Indicatori di copertura del debito
DSCR (Flusso di cassa operativo / Servizio del debito): indicatore chiave per i finanziamenti
PFN/EBITDA (Posizione Finanziaria Netta / EBITDA): soglia critica generalmente a 4,0x
2. Rating andamentale (base Centrale Rischi)
La Banca d'Italia raccoglie mensilmente le segnalazioni di tutti gli istituti sull'esposizione creditizia di ogni impresa. Questi dati — disponibili nella Centrale Rischi — sono una delle fonti più importanti nel calcolo del rating.
La banca analizza:
Livello di utilizzo degli affidamenti: un utilizzo sistematicamente oltre il 70–80% del massimale concesso è un segnale di tensione finanziaria
Sconfinamenti: utilizzi temporanei oltre il fido accordato, anche brevi, abbassano il punteggio andamentale
Variazione dell'esposizione complessiva: un aumento rapido e non giustificato del debito bancario totale è interpretato come segnale di difficoltà
Presenza di crediti deteriorati: inadempienza probabile (UTP), past due e sofferenze sono segnalazioni gravi con impatto immediato e prolungato sul rating
3. Componente qualitativa
Questa componente ha un peso variabile (tipicamente 10–30% del punteggio finale) e viene valutata dal gestore di relazione sulla base di criteri semi-strutturati:
Settore di appartenenza e outlook settoriale
Qualità e continuità del management
Diversificazione del portafoglio clienti
Presenza di contratti pluriennali o ricavi ricorrenti
Solidità delle garanzie offerte (reali, personali, pubbliche)
Qualità e completezza della documentazione fornita
Le classi di rating: come leggere lo score
Le banche non pubblicano i loro modelli interni, ma seguono tutte scale di rischio simili. La più comune si articola in 7–10 classi, da Investment Grade (basso rischio) a Distressed (rischio molto elevato).
In termini pratici per una PMI:
Classe | Caratteristica | Effetto sul credito |
1–3 | Investment Grade | Accesso pieno, condizioni migliori |
4–5 | Medio rischio | Accesso con condizioni standard o maggiorazione spread |
6–7 | Alto rischio | Accesso limitato, garanzie aggiuntive richieste |
8+ | Distressed/Default | Credito sospeso, monitoraggio intensivo |
La maggior parte delle PMI italiane si posiziona nelle classi 4–6, con ampi margini di miglioramento se si interviene correttamente sugli indicatori.
L'errore più comune: presentare solo il bilancio storico
Molti imprenditori si presentano in banca con il bilancio dell'ultimo anno e si aspettano che sia sufficiente. Non lo è più.
Il modello EBA LOM richiede alle banche di valutare la sostenibilità prospettica. Un'impresa che non porta un piano finanziario — anche semplice, ma coerente — viene valutata con le sole informazioni storiche, che per definizione guardano al passato e non tengono conto di investimenti, nuovi contratti o interventi di miglioramento già in corso.
Presentarsi con dati prospettici strutturati — DSCR proiettato, cash flow a 24 mesi, scenario di stress — non è un vantaggio competitivo. È diventato lo standard atteso.
Come migliorare il tuo rating bancario
Ogni indicatore che compone il rating può essere migliorato con interventi mirati. I risultati non sono immediati — i bilanci aggiornati arrivano una volta all'anno e la Centrale Rischi si aggiorna mensilmente — ma con un piano strutturato l'effetto è misurabile in 12–18 mesi.
Le leve principali sono:
Ottimizzazione del DSCR attraverso la ristrutturazione del debito o il miglioramento dei flussi operativi
Riduzione del PFN/EBITDA tramite abbattimento del debito finanziario netto o incremento dell'EBITDA
Normalizzazione dell'andamentale eliminando sconfinamenti e riducendo l'utilizzo sistematico dei fidi
Rafforzamento della componente qualitativa con documentazione strutturata e narrativa finanziaria efficace
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